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19 aprile 2026
Ore 18.00

Ludovico Furlani, Violino I
Aleardo Brutti, Violino II
Alvise Berto, Viola
Claudia Notarstefano, Violoncello

Franz Joseph Haydn
Quartetto per archi op.20 no.5 in Fa minore
Moderato

Menuet e Trio
Adagio

Pëtr Il’ič Tchaikovsky
Quartetto no.1 op. 11 in Re Maggiore
Moderato e semplice

Andante cantabile
Scherzo. Allegro non tanto e con fuoco
Finale. Allegro giusto

I Quartetti per archi op. 20 di Franz Joseph Haydn costituiscono senza dubbio una pietra  miliare nella storia dell’evoluzione del genere quartettistico. All’epoca della loro composizione,  nel 1771-72, Haydn era già un affermato compositore quarantenne, al servizio ormai da dieci  anni come Kapellmeister della famiglia Eszterhàzy, una delle più ricche e nobili dell’impero  austro-ungarico, e per la vivacissima vita musicale di quella corte Haydn componeva Opere,  Oratori, lavori sinfonici e musica da camera in grande quantità.

Proprio a partire dall’op. 20, Haydn decise di imprimere una svolta al proprio modus espressivo, conferendo alla scrittura quartettistica una nuova profondità e  nuove possibilità tecniche. Le innovazioni introdotte da Haydn fondano di fatto la scrittura  canonica per Quartetto, basata d’ora in poi innanzitutto sull’equilibrio tra le voci, non più  dominate solo dai due violini, ma con la partecipazione a pieno titolo anche dei timbri più gravi,  affrancati dai compiti di mero accompagnamento. Importanti mutamenti vengono introdotti poi  sia a livello strutturale, affinando la forma-sonata, sia a livello espressivo, con un’inedita  varietà nelle indicazioni agogiche e dinamiche e con un impiego audace di frasi asimmetriche  e sincopate, specialmente nei cosiddetti “Minuetti”, che nulla più hanno della danza di corte.  Nel Quartetto n. 5 dell’op. 20, il più emotivamente coinvolgente della serie, tutte queste  caratteristiche si manifestano in maniera esemplare, a partire dall’impianto tonale in fa minore,  che percorre tre dei quattro movimenti. Le potenzialità espressive della tonalità minore  vengono messe subito alla prova nella frase di apertura del primo movimento, Moderato. La  melodia viene introdotta dal primo violino che ne accentua l’andamento lamentoso,  caratterizzato da intervalli cromatici e dall’accompagnamento nervoso di un motivo di quattro  note costantemente reiterate dagli archi bassi. Particolarmente originale a livello formale  risulta poi la coda del movimento, in cui vengono esplorate inusuali regioni armoniche (dal re  bemolle maggiore al sol bemolle minore), prima di riaffermare la tonalità di impianto, il fa  minore.

Nel secondo movimento, un Minuetto dalla struttura metrica irregolare e quindi molto lontana  dal carattere originario di danza, viene mantenuto il carattere melanconico conferito dalla  tonalità di fa minore, con un breve respiro contrastante nel Trio. Qui per la prima volta nel  Quartetto compare il modo maggiore, senza tuttavia riuscire a forzare il generale tono  sottomesso, che riemerge nella conclusione in minore del Minuetto.

Il movimento successivo, un Adagio in ritmo di Siciliana, è l’unico in fa maggiore e presenta un  tema di lineare semplicità, il cui ritmo viene costantemente sostenuto dal secondo violino, dalla  viola e dal violoncello, mentre il primo violino ricama un discanto concertante ricco di elaborate  figurazioni in contrasto con l’impulso ritmico di base, particolarmente lento.

Infine il quarto movimento rappresenta la degna conclusione di questa composizione così  innovativa. Infatti al posto di un più tradizionale “Presto”, il Finale è costituito da una Fuga a  due soggetti, che riporta l’armonia alla tonalità minore. Il soggetto principale è un tipico motivo  di fuga barocca, ed in generale i procedimenti contrappuntistici dello stile osservato sono  seguiti con rigore, culminando in un canone tra violoncello e primo violino. Tuttavia non si  tratta di un puro esercizio di stile, sia pure in voluto contrasto con la moda galante dell’epoca,  ma della vera e propria acme espressiva e formale dell’intero Quartetto.

Pëtr Il’ič Tchaikovsky si dedicò alla stesura del suo primo Quartetto nel 1871 per colmare  necessità materiali; sotto lo stimolo di aumentare le proprie entrate egli accolse il suggerimento determinò di destinare a tale serata appunto un Quartetto, in mancanza della disponibilità di  un’orchestra. Svoltosi il 28 marzo 1871, il concerto riscosse un caloroso successo. Quasi l’intero Quartetto fu realizzato seguendo il punto di vista “astratto” di un autore  “classico”. Il Moderato e simplice iniziale si sviluppa infatti in una nitida e ben articolata forma  sonata; si impone immediatamente, con la dolce cantabilità del primo tema, intonato  omofonicamente dai quattro strumenti, il talento melodico del compositore; il secondo tema si  pone in un rapporto non oppositivo, ma di derivazione dal primo; lo sviluppo è percorso in gran  parte dalle peregrinazioni di un breve frammento ascendente, che viene poi sfruttato nella  ripresa del primo violino per compiere garbati ricami nella riproposta del tema iniziale; una  coda brillante chiude il movimento. 

In seconda posizione troviamo l’unico movimento “eccentrico”, un Andante cantabile destinato  a divenire celebre (Tchaikovsky, una quindicina d’anni più tardi, lo trascrisse per violoncello e  orchestra d’archi; e si dice che, nell’ascoltarlo, Tolstoj avesse pianto di commozione).  L’eccentricità consiste nell’adozione di una melodia popolare, raccolta dall’autore a Kamenka,  che viene proposta in quattro strumentazioni diverse; nella sezione centrale l’autore affida al  primo violino una melodia discendente di propria invenzione. Segue un brillante Scherzo un  ritmo di valzer, con un Trio segnato dal pedale ostinato del violoncello.  

Il Finale. Allegro giusto, è nuovamente in forma sonata, ed è il movimento più virtuosistico;  quasi un diversivo è la seconda idea di sapore “russo” (esposta dalla viola e affidata nella  riesposizione al violoncello); mentre il ruolo principale è quello del ritmo incisivo del primo tema, che percorre quasi interamente il tempo e chiude il Quartetto in una coda serratissima. 

ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI 

Fondata da Riccardo Muti nel 2004, ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani  di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare sia una forte identità nazionale, sia una  visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come congiunzione tra il  mondo accademico e l’attività professionale, è formata da giovani strumentisti – selezionati da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta  dallo stesso Muti – che, secondo uno spirito di continuo rinnovamento, restano in orchestra  per un solo triennio. 

Dalla sua fondazione, sotto la direzione di Muti, si è cimentata in un repertorio che va dal  Barocco al Novecento, con concerti in Italia e nel mondo, nei principali teatri di Vienna, Parigi,  Mosca, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona, Savonlinna, Lugano, Muscat, Manama,  Abu Dhabi, Buenos Aires e Tokyo.  

A Salisburgo, dal 2007 al 2011, è stata protagonista di un progetto che il Festival di  Pentecoste, insieme a Ravenna Festival, ha realizzato con Riccardo Muti per la riscoperta e la  valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano; nel 2015, ha poi debuttato  – unica formazione italiana invitata – al più prestigioso Festival estivo, con Ernani, diretta  sempre da Muti, come alla Sala d’Oro del Musikverein di Vienna, nel 2008, pochi mesi prima  di ricevere il Premio Abbiati. 

Tra le moltissime collaborazioni, può vantare quelle con artisti come Claudio Abbado, John  Axelrod, James Conlon, Dennis Russell Davies, Kevin Farrell, Patrick Fournillier, Valery  Gergiev, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute Lemper, Alexander Lonquich, Wayne Marshall, Kurt Masur, Anne-Sophie Mutter, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Vadim  Repin, Giovanni Sollima, Yuri Temirkanov e Pinchas Zukerman. 

Al Ravenna Festival, dove ogni anno si rinnova la residenza estiva, ha suonato nei più  importanti titoli del repertorio operistico per le diverse edizioni della Trilogia d’autunno, diretta  da Nicola Paszkowski; ed è regolarmente impegnata in nuove produzioni e concerti, nonché  nelle Vie dell’Amicizia. 

Grazie al legame con Riccardo Muti, fin dalla prima edizione del 2015 prende parte all’Italian  Opera Academy per giovani direttori e maestri collaboratori, creata dal Maestro. è stata  protagonista del concerto diretto da Muti al Quirinale, in occasione del G20 della Cultura 2021. Nel giugno 2024, celebrando i vent’anni di attività, l’Orchestra è tornata a esibirsi al  Musikverein di Vienna, ha poi tenuto il concerto per il centenario pucciniano trasmesso in  mondovisione da Lucca e, sempre con Muti, nel dicembre 2025 ha suonato nell’Aula Paolo VI,  in onore e in presenza di Papa Leone XIV. 

La musica da camera dell’Orchestra Cherubini rappresenta un naturale sviluppo del lavoro  artistico dell’ensemble fondato da Riccardo Muti. La nascita di gruppi di camera, per volontà  degli stessi musicisti e su invito del loro mentore, mira a sviluppare e perfezionare  l’affiatamento dei singoli grazie all’attività cameristica, che consente di approfondire  ulteriormente il rapporto dialettico fra gli elementi dell’orchestra. 

Dal 2018, questo percorso si è arricchito del progetto La musica senza barriere, che riflette  una visione artistica e umana precisa: fare musica insieme come uno dei più alti esempi di  convivenza civile. Questa convinzione, alla base del lavoro di Muti, è diventata la forza motrice  di un’attività cameristica intensa e significativa. 

I gruppi da camera della Cherubini si esibiscono regolarmente in contesti diversi, portando la  loro musica in ambito nazionale e internazionale. Negli ultimi anni hanno tenuto concerti negli  Stati Uniti, in Giappone e in numerosi festival italiani, confermando la versatilità e l’eccellenza  dei giovani musicisti coinvolti.

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