
Ludovico Furlani, Violino I
Aleardo Brutti, Violino II
Alvise Berto, Viola
Claudia Notarstefano, Violoncello
Franz Joseph Haydn
Quartetto per archi op.20 no.5 in Fa minore
Moderato
Menuet e Trio
Adagio
Pëtr Il’ič Tchaikovsky
Quartetto no.1 op. 11 in Re Maggiore
Moderato e semplice
Andante cantabile
Scherzo. Allegro non tanto e con fuoco
Finale. Allegro giusto
I Quartetti per archi op. 20 di Franz Joseph Haydn costituiscono senza dubbio una pietra miliare nella storia dell’evoluzione del genere quartettistico. All’epoca della loro composizione, nel 1771-72, Haydn era già un affermato compositore quarantenne, al servizio ormai da dieci anni come Kapellmeister della famiglia Eszterhàzy, una delle più ricche e nobili dell’impero austro-ungarico, e per la vivacissima vita musicale di quella corte Haydn componeva Opere, Oratori, lavori sinfonici e musica da camera in grande quantità.
Proprio a partire dall’op. 20, Haydn decise di imprimere una svolta al proprio modus espressivo, conferendo alla scrittura quartettistica una nuova profondità e nuove possibilità tecniche. Le innovazioni introdotte da Haydn fondano di fatto la scrittura canonica per Quartetto, basata d’ora in poi innanzitutto sull’equilibrio tra le voci, non più dominate solo dai due violini, ma con la partecipazione a pieno titolo anche dei timbri più gravi, affrancati dai compiti di mero accompagnamento. Importanti mutamenti vengono introdotti poi sia a livello strutturale, affinando la forma-sonata, sia a livello espressivo, con un’inedita varietà nelle indicazioni agogiche e dinamiche e con un impiego audace di frasi asimmetriche e sincopate, specialmente nei cosiddetti “Minuetti”, che nulla più hanno della danza di corte. Nel Quartetto n. 5 dell’op. 20, il più emotivamente coinvolgente della serie, tutte queste caratteristiche si manifestano in maniera esemplare, a partire dall’impianto tonale in fa minore, che percorre tre dei quattro movimenti. Le potenzialità espressive della tonalità minore vengono messe subito alla prova nella frase di apertura del primo movimento, Moderato. La melodia viene introdotta dal primo violino che ne accentua l’andamento lamentoso, caratterizzato da intervalli cromatici e dall’accompagnamento nervoso di un motivo di quattro note costantemente reiterate dagli archi bassi. Particolarmente originale a livello formale risulta poi la coda del movimento, in cui vengono esplorate inusuali regioni armoniche (dal re bemolle maggiore al sol bemolle minore), prima di riaffermare la tonalità di impianto, il fa minore.
Nel secondo movimento, un Minuetto dalla struttura metrica irregolare e quindi molto lontana dal carattere originario di danza, viene mantenuto il carattere melanconico conferito dalla tonalità di fa minore, con un breve respiro contrastante nel Trio. Qui per la prima volta nel Quartetto compare il modo maggiore, senza tuttavia riuscire a forzare il generale tono sottomesso, che riemerge nella conclusione in minore del Minuetto.
Il movimento successivo, un Adagio in ritmo di Siciliana, è l’unico in fa maggiore e presenta un tema di lineare semplicità, il cui ritmo viene costantemente sostenuto dal secondo violino, dalla viola e dal violoncello, mentre il primo violino ricama un discanto concertante ricco di elaborate figurazioni in contrasto con l’impulso ritmico di base, particolarmente lento.
Infine il quarto movimento rappresenta la degna conclusione di questa composizione così innovativa. Infatti al posto di un più tradizionale “Presto”, il Finale è costituito da una Fuga a due soggetti, che riporta l’armonia alla tonalità minore. Il soggetto principale è un tipico motivo di fuga barocca, ed in generale i procedimenti contrappuntistici dello stile osservato sono seguiti con rigore, culminando in un canone tra violoncello e primo violino. Tuttavia non si tratta di un puro esercizio di stile, sia pure in voluto contrasto con la moda galante dell’epoca, ma della vera e propria acme espressiva e formale dell’intero Quartetto.
Pëtr Il’ič Tchaikovsky si dedicò alla stesura del suo primo Quartetto nel 1871 per colmare necessità materiali; sotto lo stimolo di aumentare le proprie entrate egli accolse il suggerimento determinò di destinare a tale serata appunto un Quartetto, in mancanza della disponibilità di un’orchestra. Svoltosi il 28 marzo 1871, il concerto riscosse un caloroso successo. Quasi l’intero Quartetto fu realizzato seguendo il punto di vista “astratto” di un autore “classico”. Il Moderato e simplice iniziale si sviluppa infatti in una nitida e ben articolata forma sonata; si impone immediatamente, con la dolce cantabilità del primo tema, intonato omofonicamente dai quattro strumenti, il talento melodico del compositore; il secondo tema si pone in un rapporto non oppositivo, ma di derivazione dal primo; lo sviluppo è percorso in gran parte dalle peregrinazioni di un breve frammento ascendente, che viene poi sfruttato nella ripresa del primo violino per compiere garbati ricami nella riproposta del tema iniziale; una coda brillante chiude il movimento.
In seconda posizione troviamo l’unico movimento “eccentrico”, un Andante cantabile destinato a divenire celebre (Tchaikovsky, una quindicina d’anni più tardi, lo trascrisse per violoncello e orchestra d’archi; e si dice che, nell’ascoltarlo, Tolstoj avesse pianto di commozione). L’eccentricità consiste nell’adozione di una melodia popolare, raccolta dall’autore a Kamenka, che viene proposta in quattro strumentazioni diverse; nella sezione centrale l’autore affida al primo violino una melodia discendente di propria invenzione. Segue un brillante Scherzo un ritmo di valzer, con un Trio segnato dal pedale ostinato del violoncello.
Il Finale. Allegro giusto, è nuovamente in forma sonata, ed è il movimento più virtuosistico; quasi un diversivo è la seconda idea di sapore “russo” (esposta dalla viola e affidata nella riesposizione al violoncello); mentre il ruolo principale è quello del ritmo incisivo del primo tema, che percorre quasi interamente il tempo e chiude il Quartetto in una coda serratissima.
ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
Fondata da Riccardo Muti nel 2004, ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare sia una forte identità nazionale, sia una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, è formata da giovani strumentisti – selezionati da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti – che, secondo uno spirito di continuo rinnovamento, restano in orchestra per un solo triennio.
Dalla sua fondazione, sotto la direzione di Muti, si è cimentata in un repertorio che va dal Barocco al Novecento, con concerti in Italia e nel mondo, nei principali teatri di Vienna, Parigi, Mosca, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona, Savonlinna, Lugano, Muscat, Manama, Abu Dhabi, Buenos Aires e Tokyo.
A Salisburgo, dal 2007 al 2011, è stata protagonista di un progetto che il Festival di Pentecoste, insieme a Ravenna Festival, ha realizzato con Riccardo Muti per la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano; nel 2015, ha poi debuttato – unica formazione italiana invitata – al più prestigioso Festival estivo, con Ernani, diretta sempre da Muti, come alla Sala d’Oro del Musikverein di Vienna, nel 2008, pochi mesi prima di ricevere il Premio Abbiati.
Tra le moltissime collaborazioni, può vantare quelle con artisti come Claudio Abbado, John Axelrod, James Conlon, Dennis Russell Davies, Kevin Farrell, Patrick Fournillier, Valery Gergiev, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute Lemper, Alexander Lonquich, Wayne Marshall, Kurt Masur, Anne-Sophie Mutter, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Vadim Repin, Giovanni Sollima, Yuri Temirkanov e Pinchas Zukerman.
Al Ravenna Festival, dove ogni anno si rinnova la residenza estiva, ha suonato nei più importanti titoli del repertorio operistico per le diverse edizioni della Trilogia d’autunno, diretta da Nicola Paszkowski; ed è regolarmente impegnata in nuove produzioni e concerti, nonché nelle Vie dell’Amicizia.
Grazie al legame con Riccardo Muti, fin dalla prima edizione del 2015 prende parte all’Italian Opera Academy per giovani direttori e maestri collaboratori, creata dal Maestro. è stata protagonista del concerto diretto da Muti al Quirinale, in occasione del G20 della Cultura 2021. Nel giugno 2024, celebrando i vent’anni di attività, l’Orchestra è tornata a esibirsi al Musikverein di Vienna, ha poi tenuto il concerto per il centenario pucciniano trasmesso in mondovisione da Lucca e, sempre con Muti, nel dicembre 2025 ha suonato nell’Aula Paolo VI, in onore e in presenza di Papa Leone XIV.
La musica da camera dell’Orchestra Cherubini rappresenta un naturale sviluppo del lavoro artistico dell’ensemble fondato da Riccardo Muti. La nascita di gruppi di camera, per volontà degli stessi musicisti e su invito del loro mentore, mira a sviluppare e perfezionare l’affiatamento dei singoli grazie all’attività cameristica, che consente di approfondire ulteriormente il rapporto dialettico fra gli elementi dell’orchestra.
Dal 2018, questo percorso si è arricchito del progetto La musica senza barriere, che riflette una visione artistica e umana precisa: fare musica insieme come uno dei più alti esempi di convivenza civile. Questa convinzione, alla base del lavoro di Muti, è diventata la forza motrice di un’attività cameristica intensa e significativa.
I gruppi da camera della Cherubini si esibiscono regolarmente in contesti diversi, portando la loro musica in ambito nazionale e internazionale. Negli ultimi anni hanno tenuto concerti negli Stati Uniti, in Giappone e in numerosi festival italiani, confermando la versatilità e l’eccellenza dei giovani musicisti coinvolti.
