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7 ottobre 2026
Ore 18.00

Umberto Frisoni, Violino I
Michelangelo Nuti, Violino II
Pierpaolo Rossi, Viola
Cecilia Costanzo, Violoncello

Astor Piazzolla
Las cuatro estaciones porteñas
Verano Porteño
Otoño Porteño
Invierno Porteño
Primavera Porteña

Dmitrij Šostakovič
Quartetto per archi n. 8 in do minore, Op. 110
Largo
Allegro molto
Allegretto
Largo
Largo

Le Quattro Stagioni di Buenos Aires (Cuatro Estaciones Porteñas) sono una particolare raccolta  di tanghi composti da Astor Piazzolla per il suo piccolo ensemble costituito da violino,  pianoforte, chitarra elettrica, basso e bandoneón. Il titolo evoca la composizione di Vivaldi,  l’aggettivo “porteña” è lo specifico riferimento alla zona del porto di Buenos Aires dove ha  origine il tango. 

Ogni tango rappresenta una stagione ma non tutti e quattro sono stati scritti nello stesso  periodo. Il primo brano è l’Estate (Verano Porteño), scritto nel 1965 per accompagnare l’opera  teatrale di Alberto Rodriguez Muñoz “Melenita de Oro”; l’Autunno (Otoño Porteño) è del 1969,  l’Inverno (Invierno Porteño) e la Primavera (Primavera Porteña) sono del 1970. Nel 1998, sei anni dopo la morte di Piazzolla, questi quattro brani diventano una specie di  suite per violino solista e orchestra d’archi ad opera di Leonid Desyatnikov che aderisce ad  una richiesta del celebre violinista Gidon Kremer. Desyatnikov non si limita ad una semplice  trascrizione della musica di Piazzolla, aggiunge citazioni dalle Stagioni di Vivaldi, cadenze per  il violino solista e per il primo violoncello, fornisce anche indicazioni specifiche per mantenere  alcuni effetti speciali ideati da Piazzolla per compensare la mancanza di percussioni nel suo  quintetto, come, ad esempio, percuotere la parte posteriore del contrabbasso o strofinare il  ponticello del violino per imitare il suono del “Guiro”. Inoltre, per tener conto della posizione di  Buenos Aires nell’emisfero opposto rispetto a Venezia, inverte i riferimenti stagionali: cita  l’Inverno di Vivaldi nell’Estate di Piazzolla, viceversa con l’Estate e in modo simile scambia  Autunno e Primavera. 

La musica non ha molta attinenza con le stagioni reali, come in Vivaldi; il lavoro di Leonid  Desyatnikov si traduce in un assortimento pittoresco di effetti per archi, di armonie e di  frammenti melodici dei tanghi tradizionali degli anni ’30, sincopi e dissonanze; la conclusione  dell’Inverno è una citazione del Canone di Pachelbel. 

Nel luglio 1960, il governo sovietico chiese a Dmitrij Shostakovic di recarsi nella Germania  dell’Est, per seguire il gruppo di cineasti impegnati nella realizzazione del film Cinque giorni – cinque notti, 1960, per il quale il compositore avrebbe scritto le musiche. Le riprese si svolsero  a Dresda, dove Shostakovic ebbe modo di constatare con i suoi occhi le conseguenze del  nazismo e della Seconda Guerra Mondiale: una città devastata, rasa al suolo dai  bombardamenti inglesi ed americani appoggiati dall’Unione Sovietica. L’esperienza lo turbò  profondamente, e spontaneo fu per lui tentare di esprimere il proprio stato emotivo tramite una  composizione musicale. Riportando drammaticamente in vita quel grido di lutto personale e  dolore già udito in altre composizioni, inesorabilmente il Quartetto prese forma, suggellato da  una significativa dedica: “Alle vittime del fascismo e della guerra”. Nonostante questa  disposizione alla celebrazione universale delle distruzioni belliche, il Quartetto è ricolmo di  autocitazioni con temi musicali provenienti da lavori precedenti (come la Prima Sinfonia, il  primo Concerto per violoncello e orchestra, o l’opera Lady Macbeth) quasi che lo stesso

Shostakovic si considerasse una di quelle vittime di tirannie che il Quartetto intendeva  celebrare. Il Quartetto op. 110 venne eseguito durante i funerali di Shostakovic, nel 1975, su  indicazione dello stesso compositore, acquisendo così definitivamente un deciso spirito  commemorativo, rafforzato anche da queste lapidarie parole: “Provo eterno dolore per coloro  che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di  Stalin. Soffro per tutti coloro che furono torturati, fucilati, o lasciati morire di fame. Molte delle  mie Sinfonie sono pietre tombali. Troppi della nostra gente sono morti e sono stati sepolti in  posti ignoti a chiunque, persino ai loro parenti. Dove mettere le lapidi? Solo la musica può farlo  per loro. Vorrei scrivere una composizione per ciascuno dei caduti, ma non sono in grado di  farlo, e questo è il solo motivo per cui io dedico la mia musica a tutti loro”. 

 

ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI 

Fondata da Riccardo Muti nel 2004, ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani  di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare sia una forte identità nazionale, sia una  visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come congiunzione tra il  mondo accademico e l’attività professionale, è formata da giovani strumentisti – selezionati da  

una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta  dallo stesso Muti – che, secondo uno spirito di continuo rinnovamento, restano in orchestra  per un solo triennio. 

Dalla sua fondazione, sotto la direzione di Muti, si è cimentata in un repertorio che va dal  Barocco al Novecento, con concerti in Italia e nel mondo, nei principali teatri di Vienna, Parigi,  Mosca, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona, Savonlinna, Lugano, Muscat, Manama,  Abu Dhabi, Buenos Aires e Tokyo.  

A Salisburgo, dal 2007 al 2011, è stata protagonista di un progetto che il Festival di  Pentecoste, insieme a Ravenna Festival, ha realizzato con Riccardo Muti per la riscoperta e la  valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano; nel 2015, ha poi debuttato  – unica formazione italiana invitata – al più prestigioso Festival estivo, con Ernani, diretta  sempre da Muti, come alla Sala d’Oro del Musikverein di Vienna, nel 2008, pochi mesi prima  di ricevere il Premio Abbiati. 

Tra le moltissime collaborazioni, può vantare quelle con artisti come Claudio Abbado, John  Axelrod, James Conlon, Dennis Russell Davies, Kevin Farrell, Patrick Fournillier, Valery  Gergiev, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute Lemper, Alexander Lonquich,  Wayne Marshall, Kurt Masur, Anne-Sophie Mutter, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Vadim  Repin, Giovanni Sollima, Yuri Temirkanov e Pinchas Zukerman. 

Al Ravenna Festival, dove ogni anno si rinnova la residenza estiva, ha suonato nei più  importanti titoli del repertorio operistico per le diverse edizioni della Trilogia d’autunno, diretta  da Nicola Paszkowski; ed è regolarmente impegnata in nuove produzioni e concerti, nonché  nelle Vie dell’Amicizia.

Grazie al legame con Riccardo Muti, fin dalla prima edizione del 2015 prende parte all’Italian  Opera Academy per giovani direttori e maestri collaboratori, creata dal Maestro. è stata  protagonista del concerto diretto da Muti al Quirinale, in occasione del G20 della Cultura 2021. Nel giugno 2024, celebrando i vent’anni di attività, l’Orchestra è tornata a esibirsi al  Musikverein di Vienna, ha poi tenuto il concerto per il centenario pucciniano trasmesso in  mondovisione da Lucca e, sempre con Muti, nel dicembre 2025 ha suonato nell’Aula Paolo VI,  in onore e in presenza di Papa Leone XIV. 

La musica da camera dell’Orchestra Cherubini rappresenta un naturale sviluppo del lavoro  artistico dell’ensemble fondato da Riccardo Muti. La nascita di gruppi di camera, per volontà  degli stessi musicisti e su invito del loro mentore, mira a sviluppare e perfezionare  l’affiatamento dei singoli grazie all’attività cameristica, che consente di approfondire  ulteriormente il rapporto dialettico fra gli elementi dell’orchestra. 

Dal 2018, questo percorso si è arricchito del progetto La musica senza barriere, che riflette  una visione artistica e umana precisa: fare musica insieme come uno dei più alti esempi di  convivenza civile. Questa convinzione, alla base del lavoro di Muti, è diventata la forza motrice  di un’attività cameristica intensa e significativa. 

I gruppi da camera della Cherubini si esibiscono regolarmente in contesti diversi, portando la  loro musica in ambito nazionale e internazionale. Negli ultimi anni hanno tenuto concerti negli  Stati Uniti, in Giappone e in numerosi festival italiani, confermando la versatilità e l’eccellenza  dei giovani musicisti coinvolti.

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