
Umberto Frisoni, Violino I
Michelangelo Nuti, Violino II
Pierpaolo Rossi, Viola
Cecilia Costanzo, Violoncello
Astor Piazzolla
Las cuatro estaciones porteñas
Verano Porteño
Otoño Porteño
Invierno Porteño
Primavera Porteña
Dmitrij Šostakovič
Quartetto per archi n. 8 in do minore, Op. 110
Largo
Allegro molto
Allegretto
Largo
Largo
Le Quattro Stagioni di Buenos Aires (Cuatro Estaciones Porteñas) sono una particolare raccolta di tanghi composti da Astor Piazzolla per il suo piccolo ensemble costituito da violino, pianoforte, chitarra elettrica, basso e bandoneón. Il titolo evoca la composizione di Vivaldi, l’aggettivo “porteña” è lo specifico riferimento alla zona del porto di Buenos Aires dove ha origine il tango.
Ogni tango rappresenta una stagione ma non tutti e quattro sono stati scritti nello stesso periodo. Il primo brano è l’Estate (Verano Porteño), scritto nel 1965 per accompagnare l’opera teatrale di Alberto Rodriguez Muñoz “Melenita de Oro”; l’Autunno (Otoño Porteño) è del 1969, l’Inverno (Invierno Porteño) e la Primavera (Primavera Porteña) sono del 1970. Nel 1998, sei anni dopo la morte di Piazzolla, questi quattro brani diventano una specie di suite per violino solista e orchestra d’archi ad opera di Leonid Desyatnikov che aderisce ad una richiesta del celebre violinista Gidon Kremer. Desyatnikov non si limita ad una semplice trascrizione della musica di Piazzolla, aggiunge citazioni dalle Stagioni di Vivaldi, cadenze per il violino solista e per il primo violoncello, fornisce anche indicazioni specifiche per mantenere alcuni effetti speciali ideati da Piazzolla per compensare la mancanza di percussioni nel suo quintetto, come, ad esempio, percuotere la parte posteriore del contrabbasso o strofinare il ponticello del violino per imitare il suono del “Guiro”. Inoltre, per tener conto della posizione di Buenos Aires nell’emisfero opposto rispetto a Venezia, inverte i riferimenti stagionali: cita l’Inverno di Vivaldi nell’Estate di Piazzolla, viceversa con l’Estate e in modo simile scambia Autunno e Primavera.
La musica non ha molta attinenza con le stagioni reali, come in Vivaldi; il lavoro di Leonid Desyatnikov si traduce in un assortimento pittoresco di effetti per archi, di armonie e di frammenti melodici dei tanghi tradizionali degli anni ’30, sincopi e dissonanze; la conclusione dell’Inverno è una citazione del Canone di Pachelbel.
Nel luglio 1960, il governo sovietico chiese a Dmitrij Shostakovic di recarsi nella Germania dell’Est, per seguire il gruppo di cineasti impegnati nella realizzazione del film Cinque giorni – cinque notti, 1960, per il quale il compositore avrebbe scritto le musiche. Le riprese si svolsero a Dresda, dove Shostakovic ebbe modo di constatare con i suoi occhi le conseguenze del nazismo e della Seconda Guerra Mondiale: una città devastata, rasa al suolo dai bombardamenti inglesi ed americani appoggiati dall’Unione Sovietica. L’esperienza lo turbò profondamente, e spontaneo fu per lui tentare di esprimere il proprio stato emotivo tramite una composizione musicale. Riportando drammaticamente in vita quel grido di lutto personale e dolore già udito in altre composizioni, inesorabilmente il Quartetto prese forma, suggellato da una significativa dedica: “Alle vittime del fascismo e della guerra”. Nonostante questa disposizione alla celebrazione universale delle distruzioni belliche, il Quartetto è ricolmo di autocitazioni con temi musicali provenienti da lavori precedenti (come la Prima Sinfonia, il primo Concerto per violoncello e orchestra, o l’opera Lady Macbeth) quasi che lo stesso
Shostakovic si considerasse una di quelle vittime di tirannie che il Quartetto intendeva celebrare. Il Quartetto op. 110 venne eseguito durante i funerali di Shostakovic, nel 1975, su indicazione dello stesso compositore, acquisendo così definitivamente un deciso spirito commemorativo, rafforzato anche da queste lapidarie parole: “Provo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin. Soffro per tutti coloro che furono torturati, fucilati, o lasciati morire di fame. Molte delle mie Sinfonie sono pietre tombali. Troppi della nostra gente sono morti e sono stati sepolti in posti ignoti a chiunque, persino ai loro parenti. Dove mettere le lapidi? Solo la musica può farlo per loro. Vorrei scrivere una composizione per ciascuno dei caduti, ma non sono in grado di farlo, e questo è il solo motivo per cui io dedico la mia musica a tutti loro”.
ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
Fondata da Riccardo Muti nel 2004, ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare sia una forte identità nazionale, sia una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, è formata da giovani strumentisti – selezionati da
una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti – che, secondo uno spirito di continuo rinnovamento, restano in orchestra per un solo triennio.
Dalla sua fondazione, sotto la direzione di Muti, si è cimentata in un repertorio che va dal Barocco al Novecento, con concerti in Italia e nel mondo, nei principali teatri di Vienna, Parigi, Mosca, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona, Savonlinna, Lugano, Muscat, Manama, Abu Dhabi, Buenos Aires e Tokyo.
A Salisburgo, dal 2007 al 2011, è stata protagonista di un progetto che il Festival di Pentecoste, insieme a Ravenna Festival, ha realizzato con Riccardo Muti per la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano; nel 2015, ha poi debuttato – unica formazione italiana invitata – al più prestigioso Festival estivo, con Ernani, diretta sempre da Muti, come alla Sala d’Oro del Musikverein di Vienna, nel 2008, pochi mesi prima di ricevere il Premio Abbiati.
Tra le moltissime collaborazioni, può vantare quelle con artisti come Claudio Abbado, John Axelrod, James Conlon, Dennis Russell Davies, Kevin Farrell, Patrick Fournillier, Valery Gergiev, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute Lemper, Alexander Lonquich, Wayne Marshall, Kurt Masur, Anne-Sophie Mutter, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Vadim Repin, Giovanni Sollima, Yuri Temirkanov e Pinchas Zukerman.
Al Ravenna Festival, dove ogni anno si rinnova la residenza estiva, ha suonato nei più importanti titoli del repertorio operistico per le diverse edizioni della Trilogia d’autunno, diretta da Nicola Paszkowski; ed è regolarmente impegnata in nuove produzioni e concerti, nonché nelle Vie dell’Amicizia.
Grazie al legame con Riccardo Muti, fin dalla prima edizione del 2015 prende parte all’Italian Opera Academy per giovani direttori e maestri collaboratori, creata dal Maestro. è stata protagonista del concerto diretto da Muti al Quirinale, in occasione del G20 della Cultura 2021. Nel giugno 2024, celebrando i vent’anni di attività, l’Orchestra è tornata a esibirsi al Musikverein di Vienna, ha poi tenuto il concerto per il centenario pucciniano trasmesso in mondovisione da Lucca e, sempre con Muti, nel dicembre 2025 ha suonato nell’Aula Paolo VI, in onore e in presenza di Papa Leone XIV.
La musica da camera dell’Orchestra Cherubini rappresenta un naturale sviluppo del lavoro artistico dell’ensemble fondato da Riccardo Muti. La nascita di gruppi di camera, per volontà degli stessi musicisti e su invito del loro mentore, mira a sviluppare e perfezionare l’affiatamento dei singoli grazie all’attività cameristica, che consente di approfondire ulteriormente il rapporto dialettico fra gli elementi dell’orchestra.
Dal 2018, questo percorso si è arricchito del progetto La musica senza barriere, che riflette una visione artistica e umana precisa: fare musica insieme come uno dei più alti esempi di convivenza civile. Questa convinzione, alla base del lavoro di Muti, è diventata la forza motrice di un’attività cameristica intensa e significativa.
I gruppi da camera della Cherubini si esibiscono regolarmente in contesti diversi, portando la loro musica in ambito nazionale e internazionale. Negli ultimi anni hanno tenuto concerti negli Stati Uniti, in Giappone e in numerosi festival italiani, confermando la versatilità e l’eccellenza dei giovani musicisti coinvolti.
